19) Galileo. Mente umana e sapienza divina.
Secondo Galilei la mente umana  un'eccellente opera di Dio e come
tale  in  grado di fare cose stupefacenti, in particolare nel
campo della matematica. Qui, anche se la mente umana si muove in
un settore limitato, essa  in grado di raggiungere una sicurezza
di conoscenza che agguaglia quella divina nella certezza
obiettiva.
G. Galilei, I due massimi sistemi del mondo (pagina 99).

Salviati. Molto acutamente opponete; e per rispondere
all'obbiezione, convien ricorrere a una distinzione filosofica,
dicendo che l'intendere si pu pigliare in due modi, cio
intensive o vero extensive: e che extensive, cio quanto alla
moltitudine degli intelligibili, che sono infiniti, l'intender
umano  come nullo, quando bene egli intendesse mille
proposizioni, perch mille rispetto all'infinit  come uno zero;
ma pigliando l'intendere intensive, in quanto cotal termine
importa intensivamente, cio perfettamente, alcuna proposizione,
dico che l'intelletto umano ne intende alcune cos perfettamente,
e ne ha cos assoluta certezza, quanto se n'abbia l'istessa
natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cio la geometria
e l'aritmetica, delle quali l'intelletto divino ne sa bene
infinite proposizioni di pi, perch le sa tutte, ma di quelle
poche intese dall'intelletto umano credo che la cognizione
agguagli la divina nella certezza obiettiva, poich arriva a
comprenderne la necessit, sopra la quale non par che possa esser
sicurezza maggiore.
Simplicio. Questo mi pare un parlar molto resoluto ed ardito.
Salviati. Queste son proposizioni comuni e lontane da ogni ombra
di temerit o d'ardire e che punto non detraggono di maest alla
divina sapienza, si come niente diminuisce la sua onnipotenza il
dire che Iddio non pu fare che il fatto non sia fatto. Ma dubito,
signor Simplicio, che voi pigliate ombra per esser state ricevute
da voi le mie parole con qualche equivocazione. Per, per meglio
dichiararmi, dico che quanto alla verit di che ci danno
cognizione le dimostrazioni matematiche, ella  l'istessa che
conosce la sapienza divina; ma vi conceder bene che il modo col
quale Iddio conosce le infinite proposizioni, delle quali noi
conosciamo alcune poche,  sommamente pi eccellente del nostro,
il quale procede con discorsi e con passaggi di conclusione in
conclusione, dove il suo  di un semplice intuito: e dove noi, per
esempio, per guadagnar la scienza d'alcune passioni del cerchio,
che ne ha infinite, cominciando da una delle pi semplici e quella
pigliando per sua definizione, passiamo con discorso ad un'altra,
e da questa alla terza, e poi alla quarta etc., l'intelletto
divino con la semplice apprensione della sua essenza comprende,
senza temporaneo discorso, tutta la infinit di quelle passioni;
le quali anco poi in effetto virtualmente si comprendono nelle
definizioni di tutte le cose, e che poi finalmente, per esser
infinite, forse sono una sola nell'essenza loro e nella mente
divina. Il che n anco all'intelletto umano  del tutto incognito,
ma ben da profonda e densa caligine adombrato, la qual viene in
parte assottigliata e chiarificata quando ci siamo fatti padroni
di alcune conclusioni fermamente dimostrate e tanto speditamente
possedute da noi, che tra esse possiamo velocemente trascorrere:
perch in somma, che altro  l'esser nel triangolo il quadrato
opposto all'angolo retto eguale a gli altri due che gli sono
intorno, se non l'esser i parallelogrammi sopra base comune e tra
le parallele, tra loro eguali? e questo non  egli finalmente il
medesimo, che essere eguali delle due superficie che adattate
insieme non si avanzano, ma si racchiuggono dentro al medesimo
termine? Or questi passaggi, che l'intelletto nostro fa con tempo
e con moto di passo in passo, l'intelletto divino, a guisa di
luce, trascorrere in un istante, che  l'istesso che dire, gli ha
sempre tutti presenti. Concludo per tanto, l'inteder nostro, e
quanto al modo e quanto alla moltitudine delle cose intese, esser
d'infinito intervallo superato dal divino; ma non per l'avvilisco
tanto, ch'io lo reputi assolutamente nullo; anzi, quando io vo
considerando quante e quanto maravigliose cose hanno intese
investigate ed operate gli uomini, pur troppo chiaramente conosco
io ed intendo, esser la mente umana opera di Dio, e delle pi
eccellenti.
G. Galilei, La prosa, Sansoni, Firenze, 1978, pagine 361-362.
